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Museo del Territorio delle Valli Orco e Soana

immagine ingrandita Museo Etnografico - Antichi Mestieri (apre in nuova finestra) L'associazione lj Canteir ha realizzato nel 1996 un museo etnogratico, che intende essere la rappresentazione di una autentica presa di coscienza nei contronti dell'originalità e del valore del modo di vivere operativo e psicologico adottato dalle generazioni che ci hanno preceduto.
Una sequela di immagini proiettate a ritroso nel tempo, in cui si avverte l'eco di memorabili tempi in cui il borgo di Pont preponderava su quelli circostanti per l'intenso tervore commerciale.
Un attrescho di vita agreste ed artigianale, la cui apparente monoliticità è, da subito, smentita, dalla dinamicità delle immagini tigurative prospettantesi.
Un orgoglioso mùlita ci attende sulla soglia; a destra, si entra nella prima sala, aeimata da due efficienti reseghin, da un mùnùsièr, da un raméer e da uno stagnin; si accede nella seconda sala, ambiente, inteporito da un caratteristico caminetto, dove tiloire e sartoire attendono docili alle loro occupazioni, torse narrando di miti.
immagine ingrandita Museo Etnografico - Antichi Mestieri (apre in nuova finestra) Ritornati nell'ingresso cisl imbatte, sempre sulla destra, dapprima in un tréer, intento ai propri lavori di precisione, e, poi, in un ciavatin, chino sul suo taticoso lavoro, e, sulla sinistra, in due spaciaturnel, per poi ingredire nella terza sala, in cui è allocato un antico presepio artigianale.
Tre radiose contadine ci invitano a visitare la settima sala in cui sono esposti costumi di mirabile bellezza.
Affissi alle pareti mappe, quadri, totogratie, manitesti, esaltano la bellezza di Pont e dell'Alto Canavese, evidenziandone le peculiarità intrinseche.
Si discerne nell'ingresso una ricerca sulle antiche botteghe della porticata Via del Commercio.


Vieni che ti racconto...

Finalmente sei arrivato.
Ti ho visto gironzolare per il paese e ti ho aspettato qui.

Siamo nel Museo Etnografico, vero?
Si, questo è un passaggio obbligato se vuoi capire la storia di questo paese.

Ma tu sei un folletto...
Io mi chiamo Furicc. Vivo da secoli nelle "balme" che si trovano nei boschi di queste vallate... e ne ho viste di cose.
Vieni ti farò vedere come si viveva a Pont un centinaio di anni fa.

immagine ingrandita Museo Etnografico (apre in nuova finestra)Chi è questo signore in bicicletta?
E' lo "spaciafurnel", lo spazzacamino, accompagnato dal "gogn" un bambino che svolgeva il lavoro più ingrato, cioè quello di entrare nella canna fumaria.
Come lo spazzacamino, altri mestieri caratterizzavano la vita del paese: il "freer", il fabbro, il "mulita", l'arrotino, lo "stagnin", che riparava gli oggetti in rame.
Sono rappresentate anche le attività agricole più importanti, come per esempio la raccolta delle castagne e la fienagione.
Alle donne invece, come potrai vedere in una delle sale, competeva il lavoro di filatura, di tessitura e la cucitura degli abiti, oltre che il lavoro di lavanderia, come hai potuto constatare all'ingresso.
A Pont c'era anche chi si dedicava ad un mestiere molto particolare: in una sala è ricostruito lo studio di un uomo di legge, o che si spacciava per tale, che il popolo aveva soprannominato "peilacan", cioè pelacani. La gente vi ricorreva quando doveva risolvere dei contenziosi pagandolo profumatamente e restandone "pelati".

Come sono strani questi abiti.
Un centinaio di anni fa l'abbigliamento era molto diverso: potrai verificarlo nella sala dei costumi. Il costume femminile, in particolare, caratterizzava la provenienza dalle vallate: ad esempio le scarpe che vedi sono gli "scapin" della Valle Soana.

Chi ha raccolto tutti questi oggetti?
A Pont esiste un'associazione culturale "Ij Canteir" che in tanti anni di ricerche ha raccolto il materiale e nel 1996 ha dato vita a questo museo.
Il nome di questa Associazione nasce dal pensiero e dalla giusta intuizione che se le travi portanti (Ij Canteir) del tetto di una "baita" marciscono, le ardesie (lose) esistenti a copertura crollano e tutta la costruzione pian piano si deteriora e diventa un mucchio di pietre anonime.
Ecco quindi la spiegazione del nome e del simbolo: travi portanti, che non devono marcire, per una importante cultura da salvare idealmente rappresentata dal tetto di lose.


Tratto da:
"Sui Sentieri della Val Soana - Itinerari alla scoperta della Storia e della Cultura Alpina" Autori vari - Edizioni CDA (Torino)

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